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Ultima modifica 4 aprile 2024

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Turismo

Aleatico Gradoli

Il DOC "Aleatico di Gradoli" fu istituito con decreto del 21/06/1972, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22/08/1972, n 217.
Di colore rosso granato con tonalita' violacee; profumo finemente aromatico e caratteristico; sapore di frutto fresco, morbido, vellutato, dolce. Si abbina con pasticceria secca, crostate con confetture di frutta; il tipo liquoroso si accompagna anche con pasticceria alla crema di cioccolato.
Il vitigno dell'aleatico, l'unico con cui il disciplinare consentite di produrre tale vino, sembra sia stato introdotto nei Monti Volsini dagli Etruschi, che lo avrebbero acquisito dai Greci.


La leggenda dello stemma di Gradoli narra "Prima che il mondo fosse come oggi, dove il nostro magnifico lago rispecchia i colli olivati e ricchi di pampini, era un monte alto e dalla sua cima usciva un pennacchio ardente di fuoco misto a lava e cenere. L'interno del vulcano era vuoto e nelle ignee caverne danzavano diavoli e diavolesse. Poi il buon Dio volle sistemare le cose. Un terremoto squarciò i fianchi  del monte e li sovrappose, a destra ed a sinistra, alla pianura circostante e piogge torrenziali riempirono lo spento cratere. Lì fu il lago di Bolsena. Diavoli e diavolesse passarono così dal fuoco all'acqua e, non essendo esseri acquatici, fuggirono nuotando prima, inerpicandosi poi, sui poggi di Montefiascono e corsero fino al Bullicame, ove la terra li inghiottì ed attizzano ancora quel fuoco che riscalda le acque delle Terme Viterbesi. Ma un diavolo zoppo no potè seguire la turba e si arrampicò sui colli di ponente. Fatta poca strada, infreddolito, sparì sotto terra lasciando fuori piantato il suo bastone. Chi avesse dubbi in merito non ha che scendere dall'abitato alle Cannelle per vedere ancora il cunicolo che gli servì da passaggio e domandare il nome di quella contrada che per le apparizioni multiformi di quel diavoloo zoppo, si chiamò "Madonna della Paura". Ai raggi del sole benefico, in primavera, il bastone mise gemme e foglie; in autunno dai tralci sottili pendevano grappoli vellutati di uva squisita. L'Aleatico infatti ha nel grado alcoolico la forza infernale dei vulcani, nel glucosio il dolce nettare dei colli fioriti. Intanto dall'Oriente emigravano i primi popoli in cerca  di migliori pascoli e i più salubri luoghi. Giunti innanzi all'alberello portentoso si fermarono allarmati. Un leone dalla fulva criniera, arrampicato sui tralci, divorava i grappoli. Tra belva ed uomini s'impegno una furiosa lotta corpo a corpo, finchè la belva cadde sotto i pugni armati di pietre appuntite. Piacque il luogo, piacque il frutto, più ancora il succo fermentato del frutto e qui posero le loro tende i nostri progenitori. Uno di essi, in ricordo, tracciò sulla pietra rozzamente vite e leone. Di lì lo stemma araldico del nostro comune "Leone rampante su tralcio di vite in campo azzurro".  (Nicola Capotosti, Il Leone e la Vite, divagazioni gradolesi, Tipografia La Commerciale, Viterbo)


Foto Angelo Mariotti


Il Fagiolo del Purgatorio

Bianchi, piccoli, teneri e dal sapore delicato abbinabili a molteplici pietanze, nella ricetta tradizionale vengono cucinati lessati in acqua aromatizzata con aglio, salvia, alloro e poco sale e conditi con olio extra vergine di oliva di Gradoli, sale e pepe, con tempi di cottura rapidi (circa un’ora) e senza necessità di preventivo ammollo, sono Ottimi in zuppe e minestre, in umido o come contorno per carne o pesce.
Le sue peculiarità dipendono sia dalle tecniche tradizionali di coltivazione, che non prevedono uso di prodotti chimici, che dalla tipologia dei terreni di origine vulcanica.
La coltivazione del fagiolo del Purgatorio di Gradoli (detto anche “Fagilo di Gradoli “) ha radici molto profonde nella storia del paese: fin dal 1600, in occasione del mercoledì delle Ceneri, viene organizzato il "Pranzo del Purgatorio" il cui piatto principe è il fagiolo, servito accompagnato da riso in brodo e zuppe di pesce.(*)

(*) Notizie tratte da: Cantina Oleificio Sociale di Gradoli, Tuscia in Vetrina, Tuscia Tour

Foto tratta da Tuscia in vetrina


Il Grechetto

I terreni vulcanici del Comune di Gradoli rientrano nei disciplinari del “Grechetto” nelle sue varietà bianco e rosso.
Grechetto Bianco
Con le uve di Greco bianco, localmente detto Grechetto (minimo 85%), a cui possono essere aggiunte quelle di altri vitigni a bacca bianca della zona, escluse quelle di Malvasia di Candia; ha colore giallo paglierino più o meno intenso fino al dorato; odore leggermente vinoso, delicato, caratteristico; sapore secco, vellutato, fruttato, caratteristico, talvolta con retrogusto leggermente amarognolo.
Gradazione minima: 11°.
Uso: da pesce. Viene prodotto anche nei tipi "frizzante" e "novello".

Grechetto Rosso
Vino rosso rubino prodotto a Gradoli da uve Grechetto e Sangiovese, ha sapore asciutto e odore delicato; gradazione alcolica 12° si presta all'invecchiamento.
È una varietà rossa conosciuta nella zona di Gradoli da secoli, biotipo di Sangiovese. Coltivato esclusivamente in provincia di Viterbo.
Con le uve di Grechetto rosso, localmente detto Greghetto (minimo 85%), a cui possono essere aggiunte quelle di altri vitigni a bacca rossa della zona, escluse quelle di Ciliegiolo; ha colore rosso rubino più o meno intenso; odore caratteristico, fragrante, più o meno fruttato;
sapore secco, sapido, armonico, persistente.
Gradazione minima: 11°.
Uso: da pasto.

(*) Notizie tratte da: Viterbo e vini, Podere Elvella, Vinealia.org

Foto Angelo Mariotti


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